lunedì 3 marzo 2014
venerdì 21 febbraio 2014
TI SENTO
Quando squadri
distratto la vita,
occhi svagati ,
cuore, che profuma d’altro ,
mano, di altre mani ,
ladro
d’amore ,
parli, e
sorridi,
distante ,
che sfiori me
e domini lei ,
lei ,che non c’è
ma è ,
impalpabile presenza ,
sul fiato spezzato,
dita febbrili
sul viso travolto,
convulso, su lei ,
di fuoco fatuo ,
di vero tradito
sull’uscio di casa ,
dono sgualcito
di rara
distanza.
Soffro
di futili baci ,
intreccio svuotato
di anime ,
e storia .
Ti sento
non mio.
Altre orme
mi portano oltre,
il respiro sospeso
cinge vividi fianchi,
e labbra, e sospiro e calore,
il dolore resiste ,
s’ acquieta
e si fonde
con tracce d’esistenza ,
di frammenti
divergenti.
Io vivo
nell’assenza,
nei giorni
che non sai ,
e che non avrai.
lunedì 17 febbraio 2014
A CHI DI DOVERE
Antefatto: mia madre s’è rotta il femore, è
anziana con problemi di coagulazione del sangue, quattro di mattino, non c’era
posto al ‘Pini’ né al Policlinico, l’hanno portata in un altro ospedale, non
dico dove perché è meglio così, per il quieto vivere, però racconto questa
storia per mia mamma e per tanti pazienti che hanno visto, e sopportato, le
storture e i danni della sanità milanese, così illustre e malata. Non parlo dei
malanni fisici, quelli, qualche volta, si curano, parlo di mali sotterranei,
burocratici o peggio, tutti ‘italiani’,
e della peggior specie. E’ un grande ospedale, a due passi si sente il profumo
di stampa, di cultura e di moda, fior di architetti hanno sventrato teatri,
cinema, interi quartieri per costruire edifici stratosferici, brutti e vuoti,
con la penuria di soldi che c’è forse ci si può permettere una sottospecie di
‘loculo’ in leasing, è per l’Expò 2015, un giro di affari che fa paura;
però alla sera ho visto barboni, varia ‘disumanità’ reale, bivaccare vicino
alle pensiline di un bus bestemmiando la vita bastarda e ‘Milano che sale’, la Madonnina del Duomo è
lontana, e sembra non sorridere… Il dottore di turno mi ha detto ciò che già sapevo, un’ operazione e lunghi giorni di
cure, mi ha richiesto le lettere di dimissioni degli ospedali in cui mia madre
ha ‘piacevolmente’ soggiornato, si sa, gli acciacchi degli anni si vedono e,
ahimè, si sentono. Siamo interconnessi, l’era digitale è una cosa da poppanti,
come me, sono imbranata ma senza computer non vivo, però sono ritornata a casa
di mia madre di corsa per cercare le scartoffie burocratiche perché gli
ospedali informaticamente non ‘parlano’ l’un con l’altro, manca la volontà , o i soldi,
per ‘legare’ le varie informazioni. Sono arrivata trafelata ed ho visto lei,
mamma, donna anziana, paziente, con le tasse, salate, che paghiamo tutti noi ferma
lì parcheggiata nella barella al Pronto Soccorso, con solo il camice bianco d’ospedale e, cara
grazia, una coperta leggera, con le quattro cose che aveva quando siamo entrati,
nessuno l’ha assistita nello stanzone con pochi infermieri e solo un medico, si ‘taglia’ anche il dolore e la dignità di
chi soffre ? Alla fine, con le carte in regola, è salita in reparto ed è stata
operata, di solito in altri ospedali c’era almeno un medico, anche ‘di figura’,
come si dice, ma c’era, qui nessuno, con tre infermieri che lavoravano da
matti, poveretti, tra flebo e padelle, i dottori latitavano, mi hanno detto che
si doveva prendere l’appuntamento per parlare con loro, si metta in coda,
grazie… Va bene, mi hanno messa in lista e ho aspettato come un’alunna diligente,
anche se mi rodeva, non sapete quanto! Finalmente è arrivata una dottoressa,
distratta quanto basta, non sapeva niente di mia madre, eppure ho aspettato più
di un giorno, almeno informarsi, s’è eclissata cercando lumi tra le cartelle,
si sta riprendendo – questo lo so già – dovrà andare in un altro istituto per
la riabilitazione, e mi ha proposto un centro geriatrico a Milano, sì, ma
lontanissimo e scomodo come mezzi. Sapevo che, dove abitiamo noi, ce ne sono
due abbastanza vicine, anche se in periferia, ci sono i metrò, sono servite,
noi lavoriamo e l’orario di visite non è impossibile, perché non qui? ‘Perché
sono collegati con altri ospedali, non si può ‘scavalcare’ l’autorità di
dirigenti e varie associazioni, a meno che… conoscete qualcuno d’importante a
cui chiedere , una ‘dritta’ insomma, altrimenti c’è un istituto di cura a
Canicattì Di Sopra…’ Ho accettato la prima opzione, deglutendo a fatica rabbia
e umiliazione, pensando che l’Italia ‘di fuori’, di complotti e politichese,
s’impantana e si confonde, che l’Italia ‘di dentro’, di raccomandazioni e ‘dì
che ti mando io’ affonda sempre più nella palta. A chi di dovere.
giovedì 13 febbraio 2014
TIENIMI LA MANO
Il vento è ballerino,
scompiglia i miei capelli
di turbine e tempesta,
ballando sul mio cuore
come febbre riarsa ,
luce, al fortunale
di bocciolo ferito,
di lagrime di pioggia.
Sola cammino
tra gente di pietra,
lo specchio non riflette
l’anima, in trasparenza,
si abita distratti ,
o si muore, dimentichi.
Sul mio volto stanco
arriva inaspettato
L’incubo consueto,
l’amnesia tranquilla.
Tienimi la mano,
non aver paura
di abbracciarmi, ancora,
come da bambini ,
non lasciarmi andare
per la via, cercando
altri occhi, altri sorrisi ,
diversi desideri ,
identico dolore.
Stringimi, ti prego,
sussurrami l’amore ,
un battito continuo
di sangue e vita ,
ancora,
movenze tese
di respiri affannati,
sospesi tra noi ,
ed un unico cuore.
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