lunedì 28 ottobre 2013

PAURA








Undicesimo piano
   comprensorio Pantanella,
  appartamenti anonimi
  anonime persone
  cenano tranquille,
  mentre sale
  la paura,
   accompagna i gradini
   apre la porta al cielo,
    si vedono le stelle,
  forse morire non fa male
   fa male il disamore
   per chi  è fragile
  di tracciare un volto,
   il suo
   integro,
   completo,
 chiudere gli occhi
   andar giù
   leggero,
   senza dolore
  senza pena.
   Noi sani
   restiamo al passo inerti,
   responsabili
  per tutta la vita.      

venerdì 25 ottobre 2013

FA CHE LA MORTE MI COLGA VIVO





Ho acceso il pc al pomeriggio e ho cercato su internet un detto di un artista a tutto tondo di tanto tempo fa, Marcello Marchesi, ‘l’importante è che la morte mi colga vivo’. Non mi ricordavo bene questa frase, ci ho pensato riflettendo ai fatti di oggi sui giornali, notizie diverse ma identiche sul significato stesso della cosa in sé, l’uomo , il suo destino e il fine ultimo del suo agire. La prima notizia parla di un uomo normale, malato di Sla, impegnato a difendere diritti e sostegni ai disabili gravi da parte di uno Stato francamente indifendibile , impassibile  al bene pubblico e umano, ha strappato un impegno dal Governo per aumentare i fondi per le cure domiciliari, un impegno che sembrava , in verità, soltanto una promessa , ma era contento dopo ore di trattative,  è morto così, infarto, stress, malattia, continuava a insistere ‘fate presto, non abbiamo tempo’, fragile soldato del nostro tempo, assurdo e stupido .C’è poi un altro uomo, attore, comico gentile e surreale, aveva il cancro, ha continuato a provare l’ultima piece  teatrale con la chemio, ha ripetuto tante volte battute e pause, l’ha zittito la morte, che non sa ridere…Sono notizie opposte, per luogo e tempo, unisce l’uomo,  che non si arrende, che nonostante le batoste dell’esistenza  ama e lotta, non sopravvive, vive, e nulla è sprecato …

lunedì 21 ottobre 2013

FEBBRE







Ho la febbre. Mi è venuta all’improvviso, tra le ultime ore di scuola e impegni vari, non avevo niente, e poi, caldo, freddo, caldo, voglia di scappare via a letto, un’aspirina e amen. Ma non si può, ho finito un racconto per un concorso, devo consegnarlo in una libreria lontana, è l’ultimo giorno per portarlo e zero voglia di sentir dire ‘è troppo lungo, corto, non fa ridere, mi dica, lei non ha agganci con qualcuno, vero? Capisco, dia pure a me…’ Eppure si va, Milano è in buona, cioè non c’è il sole, ma si sopravvive tra ragazzi che rotolano da un istituto qui vicino, vecchio e cade a pezzi, insicuro, con scale fatiscenti… aspettando il tram penso che è un ‘bene pubblico’, io lavoro, a gocce, in una scuola privata, linda e ordinata, sopra gli specchi di efficienza e cordialità organica finto personale c’è il niente sotto, di contatto umano e cognizione completa di sé, si mira solo a studiare a memoria e non domandare, nel crollo morale dei tempi fragili i nostri ragazzi annegano, e non lo sanno… perdonatemi, ho la febbre, straparlo, e finiamola lì. Guardo le pagine del giornale lasciato lì sulla pensilina del tram, solite cose, la ’manovrina’, sembra un abito liso, da ricucire più volte a chi è ‘oversize’, si rattoppa e si rompe da tutte le parti, comprarlo nuovo non è cosa, e quindi si cammina, con una mano di qua e una di là, con la dignità intercambiabile di ministri che si offendono, dibattono, propongono ma sono sempre lì, non si schiodano, operai della politica o trapezisti sul filo che, comunque cadono sempre in piedi…ho la febbre, passerà, abbiate pazienza. Lascio il racconto in quadruplice copia manoscritta – ma non era meglio Word e stampante, una volta tanto? Oh, l’odore di carta ‘fatta a mano’, vuoi mettere -  vado a casa, con gente incolore e indifferente,  pensa a cosa mettere in tavola, un taglio nuovo ai capelli, non a Lampedusa, agli sbarchi continui, ai morti anonimi nascosti in fretta e in silenzio, al funerale d’obbligo senza una vera lacrima, vernissage di disperati per tutte le stagioni, tende d’accoglienza che scoppiano, i cessi neri, sbarrati, occhi di dolore in mezzo al mare ostile,  disarmonia stridente con la facce neutre e tranquille di una città in bilico tra consapevolezza e follia… ma è la febbre, sempre la febbre, un’ aspra , spiacevole influenza dei miei pensieri , difficile da domare.

lunedì 14 ottobre 2013

BRADIPOPEOPLE







I bradipi sono animali strani, simpatici ma strani. Sono lenti. Tanto lenti. Nascono che già sono fiacchi, mangiano, si accoppiano, vivono con una lentezza esasperante, escono di casa, vanno a lavorare, leggono il giornale, litigano tra loro, riflettono o ci provano a pensare, vanno al parlamento, approvano le leggi, tutto a passo di una lumaca …non i veri bradipi, sono fatti così, lenti di natura, siamo noi, umani indecisi della nostra società, qualunquisti e immobili, che non sanno neanche decidere un fatto reale, oggettivo, persone o bambini con malattie gravi, che non lasciano scampo,  genitori impotenti chi li vedono morire giorno dopo giorno e che non hanno neanche la possibilità di provare, almeno, una terapia, non la soluzione certo, si tenta sempre, ma un sollievo, una esistenza vivibile a chi non ha verità certe. Fatto: il ministro della Salute Lorenzin  ha bloccato la sperimentazione del metodo Stamina, perché ‘pericoloso per la salute dei pazienti’, perché ‘il metodo non è una cura’, l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha vietato di proseguire le terapie di Stamina, spegnendo vita e dignità di tanta gente piccola e grande, e le loro famiglie. Sono ignorante – ‘ignorans’, latino, che non sa, non capisce – di questioni mediche,  burocratiche o, peggio, economiche , vedo però sui giornali i volti spaventati, sconvolti dei genitori innamorati dei loro bambini inchiodati dalla Sma o da altre malattie degenerative. La realtà sa che i piccoli malati non andranno  a scuola, non troveranno un lavoro, non cresceranno, semplicemente  ‘non’, possono però alleviare il dolore, forse fermare, sbarrare la malattia, anche a costo di andare avanti e indietro per gli ospedali, allora, perché provarci? La scienza va avanti, con scoperte, intoppi e, purtroppo, buchi nell’acqua , vedi il ’metodo Di Bella’, centinaia di persone che bussavano alla porta dell’anziano dottore portando un carico di speranza infinita, ahimè, finita male. E’ lo sforzo di tutti, ricercatori senza nomi e senza soldi ma con una volontà ferrea di trovare l’anello che ancora manca, nella scienza e nell’esistenza , pensando ad un po’ di fama, certo, ma anche ai bambini che li guardano, chiedendo da loro una favola bella, una favola per la vita. E vanno avanti, sicuramente non da bradipi, anzi. Sono gli ‘altri’- indifferenti, benpensanti, politici -  che restano al palo.

mercoledì 9 ottobre 2013

LA PARTICELLA DI DIO






 Giornata uggiosa, stipata come una sardina sulla pensilina del metrò aspetto il mio turno per andare a lavorare, sfoglio, in bilico, le pagine del giornale, per sapere le ultime notizie, più o meno sono sempre quelle, Lampedusa e tanti morti, per guerra, inondazioni , incidenti, una pena infinita, nel mondo intero e nel pezzettino infimo di questa Italia allo sbando.
In equilibrio tra lo zaino e un paio di libri, leggo che la commissione di Stoccolma ha deciso di assegnare il Nobel per la Fisica a due scienziati, Francois Englert e Peter Higgs, per la scoperta del Bosone, per intenderci,  una infinitesima particella all’inizio dell’universo, da nulla che era, ha preso vita e sostanza, ha germogliato tutto intorno a noi,  l’essenza stessa di tutte le cose. L’hanno chiamata ‘la particella di Dio’, tantissimi frammenti inerti, senza quantità e spessore, un magma caotico che, all’improvviso, fiorisce e dà colore all’esistenza dei mondi e della storia. Guardo dal metrò lillipuziane  gocce di umidità e sudore appiccicate al finestrino, penso alle persone assorte, fisse ai mille puzzle delle loro esistenze, ai sorrisi abbozzati ed a una fatica a vivere densa, che galleggia sul fondo, non riesce a nascere, aprirsi a una vita degna e solidale, qui e in qualsiasi parte del mondo, una simmetria morale e umana che deve essere spezzata, perché qualcosa cambi… scendo alla fermata, alla vita di tutti, non riesco a sorridere, forse anch’io ho bisogno di una piccolissima parte della mia ‘particella di Dio’...