giovedì 28 novembre 2013

OCCHI CHIUSI








Occhi chiusi .
   Cammino ubriaca
   nel precipizio  minimo
     tra amore e follia
    nelle strade di sempre ,
assordante  silenzio  ,
   routine  consueta
    di mutue solitudini  ,
  vite frante
   di allegria muta .
  Cerco la via ,
    l’unica ,
   di uscita 
   che mi salvi, 
  che ci salvi 
  nel sussurro  barocco
    di fiori recisi ,
  brunite foglie
   nell’anima  persa
d’autunno.
   Trovarsi ,
  perdersi,
 uniti,
 dispersi ,
 ancora ,
 prosciugati  dalla  vita
  amara ,
 senza  risposte ,
solo  domande 
 e lacrime ,
   frammenti  di  quiete,
  di noia ,
  di pena tranquilla 
   e dannata ,
  di morte  contenta
   che mi porti  via
  con  vento di maestrale ,
  con l’onda impetuosa  di piena .
 Libera
  mi travolga , 
  di sale
  e sabbia,
   di sogni  infiniti. 

mercoledì 20 novembre 2013

ALZATI SARDEGNA







Quando l’acqua sale
 e offusca il sole
 entra la furia,
 sommerge il mare ,
 cancella il sorriso,
 affondano i sogni,
 travolge l’esistenza.
 Alzati , Sardegna.
 A muso duro
 resisti.
Onora i morti,
consola i vivi.
Ricostruisci
 sassi  strade  case,
la dignità testarda   
di chi non si rassegna  ,
con la mano
e con il cuore .
Alzati , Sardegna.
Cominciamo insieme
a rivivere .

martedì 19 novembre 2013

Not In My Back Yard



 



Il mio gatto dorme tranquillo tra le mie ginocchia , sento il battito regolare del suo cuore, mi dà un senso di pace ,di sospensione della pena mentre la tv entra non invitata nella mia casa e vomita addosso immagini patinate ma crude del mondo reale : guerra, povertà , dominio fisico e morale l’ un contro l’altro armati e agguerriti, apocalisse quotidiana che frantuma chi è più fragile e disarmato , non rende e quindi non conta, si butta via, dopo aver spremuto tutto, attimi di godimento pagano di una umanità svilita e persa.’ Not in my back yard’, non nel mio giardino, penso subito, lo fanno tutti, purtroppo anch’io , guardando gli occhi profondi dei bambini, di donne, di persone violate per ingordigia o sfruttamento, animali come cose , da scarnificare e sacrificare nel nome della scienza o del denaro, non nel mio giardino, è meglio dimenticare , coltivare con  amore  micro-interessi spiccioli, pensare implica fare, condividere , agire, è più facile non  sapere e andare avanti con il vuoto totale dell’anima . Guardo il mio gatto, essere pulsante nella mia stanza, c’è, esiste, come sono vive tutte quelle persone che hanno il solo diritto di esistere nel ‘ mondo perfetto’  pieno di dolore, mi sono vergognata , come diceva un poeta forte e appassionato, Nazim Hikmet , devo ancora imparare a ‘non vivere su questa terra come un inquilino’, a credere ‘prima di tutto , all’uomo’, a sentire ‘prima di tutto, il dolore dell’uomo’ per godere dell’uomo, completo e unico.

giovedì 14 novembre 2013

SOGNO







Ho fatto un sogno. Era l’alba, mi sono svegliata, mi sono vestita e sono uscita nell’aria fredda di novembre. Non c’era nessuno, zero anime vive. Case, negozi, uffici vuoti di gente, come se fosse scoppiata una bomba nucleare al contrario, che lasciasse intatte, inviolate le cose e atomizzate le persone, unghie, peli, ossa, sangue, frantumati,  annientati e dispersi, meno della polvere. Avevo bisogno di qualcuno, una domanda, un cenno del capo, magari un ‘mavaff..’ , come del pane, ma camminavo da sola. Ho socchiuso gli occhi, mi sentivo svenire e poi…mi sono risvegliata con il fiatone, un incubo, sicuro, e dire che non sogno mai, cado a piombo stravolta dopo ore stressanti, sono andata presto dall’altra parte di Milano, soliti controlli medici, ‘buongiorno, tutto bene, ci vediamo tra un anno.. ’ Mi sono sbrigata in fretta, è  strano ritornare a casa fuori dell’orario solito, lo tsunami compatto di studenti impiegati commesse precari part-time si è placato, lascia il retaggio di biglietti atm stropicciati e fogli di giornale dimenticati sui sedili del metrò, bassa marea di impassibili solitudini, aspettano pazienti l’onda d’urto di casa, di quiete, di notte e silenzio, per ricominciare da capo, senza sogni. Sono salita sul tram, poca gente e nessuna confidenza, going home, verso casa, concentrata su di me, sui problemi consueti e li ho visti. Come il sogno di questa mattina ho visto gli “invisibili”, uomini, donne, anziani senza soldi e senza dignità, stranieri irregolari o vagabondi alla deriva, parcheggiati sulle panchine pieni di sacchetti e borse della spesa, il loro armadio ambulante, aspettando in coda alla mensa della Caritas, seduti sui marciapiedi di fianco al Duomo, o vicino a me, al dormitorio comunale, passare la giornata sperando non il lavoro, il letto e poi domani, la stessa identica cosa, domani è un buco nero per nascondersi, per non vivere. Non  esistono, sono nulla, per chi va e viene con i patemi suoi e scansa il problema, non sa quindi non fa niente per nessuno. Io non lo sapevo ma sono colpevole anch’io, adesso, di sapere e non fare.  

venerdì 8 novembre 2013

QUALE AMORE






Tu
che mi guardi,
tu
che mi sfiori,
tu
che mi prendi
e te ne vai,
tu come tanti .
Io
metto in tasca
cose in più
vita in meno ,
obbediente lego il  fermaglio
tra capelli innocenti,
dura bambina fragile,
sola
in mille solitudini,
vincoli di sangue e d’interesse
non d’amore.
Mi siedo  nel mio banco,
attenta,
estranea,
docile studio
divergenti  lezioni
dell’esistenza,
amara
donna di domani.