lunedì 21 luglio 2014

CHUPA CHUPS





 

Quando entro in un ospedale d’istinto provo quello che  più o meno provano tutti, una sensazione di straniamento, di insofferenza al male, pensano ‘è soltanto un controllo, sono in cura, anzi sono quasi guarita’, testa bassa e non guardare all’ansia , all’affanno sottile di chi entra nel CUP dell’Oncologico  con il trolley e il pc portatile, io so già dai suoi gesti svagati se è un ‘habitué’ del ‘Gran Hotel Dei Mille Dolori’ o arriva con gli occhi spaventati di chi l’accompagna, un velo di chiacchiere lievi ma un magma di spasimi sottopelle,  una sofferenza che s’ incomincia ma non si sa bene quando finirà, e soprattutto, ‘se’ finirà o no. Attendo il mio turno per il ‘checkup’ annuale, il salone delle sale d’attesa era ampio , luminoso, a luglio il caldo picchia forte ma con la climatizzazione si stava bene ,però molti si sedevano tremando negli abiti leggeri, delimitando il piccolo spazio del sedile come fosse ‘casa’, dimora mentale sacra e inviolata dai problemi del momento e dal male fisico, reale, guardando la gente che stava lì, come tutti, per esami o visite, come nemici da eliminare e loro salvarsi, è una cosa normale della vita e di più in questo ospedale, galleggiare per non affogare. Ne ho parlato con un giovane amico internista , è uno stress sia per le persone che sono state tristemente ‘segnate’, sia per i medici, che  ‘sentono’ l’ angoscia di questa situazione e devono trovare un equilibrio stabile per salvare vite più che si può e rimanere saldi quando le risposte sperate non arrivano ed i dubbi corrodono, nel corpo e nello spirito. Amore per il lavoro, penso, anche se sono ingenua a pensare che tutti , dal primo luminare all’ultimo inserviente,  facciano questo mestiere per passione, le sgomitate per emergere, per farsi notare in questo settore ci sono, eccome !Ricordo che , fresca d’operazione, un dottorino con barbetta e occhiali  mi aveva tolto i punti di satura , io lo guardavo con ammirazione , rimanere lì per ore a assistere i malati , che abnegazione al dovere…’che taxista ‘a gratis’, vuole dire,  dalla mattina alla sera accompagno il famosissimo specialista da Malpensa all’ospedale, lui vive e lavora a Roma, bravo e conteso,  nei ritagli di tempo gli porto su anche il caffè alla macchinetta automatica! Ci vada piano con la ferita, si strappano i punti…’ Comunque, io sono entrata terrorizzata e ho trovato comprensione ed efficienza, fiducia e un amore per la vita palpabile , una scommessa positiva , a tutto tondo, per non lasciare abbandonati i pazienti e i loro cari, che , se possibile , soffrono ancora di più. E penso che tra poco il polo universitario d’eccellenza  si trasferirà fuori Milano, all’ ex area Falck di Sesto S. Giovanni, come si dice, ‘snellito’ , cioè scarnificato di esperienza e qualità, si fiutano fior di soldi, e tanti, e la nuova Città Della Salute sorgerà, quando sarà, a spese di tutti noi, a scapito dei  pazienti, a ragione, ‘non collaboranti’! Sono qui da cinque anni, il ‘follow up’ di esami e di controlli prosegue, ma di anno in anno vedo  assottigliarsi sempre di più infermieri, letti, laboratori, anche la voglia di fare viene meno, sgomenta, sorretta dai volontari, quelli che han visto la morte sorridere, ne escono fuori e a loro volta sorridono a chi deve per forza passare mezza giornata con le flebo e la voglia di vomitare l’anima. Questo pensavo aspettando la visita , avevo sete , cercavo una bottiglietta d’acqua ma sono stata quasi travolta da un mucchietto di ossicini , esile ,due occhi cerchiati ma vivissimi nonostante il foulard a fiori , regalo della chemio, quattro anni e una volontà incredibile di esistere, nonostante la malattia. Scorrazzava avanti e indietro con il suo passeggino, ciucciava con impegno un ‘chupa chups’ dopo l’altro , sognava di andare da tutte le parti del mondo , di andare in piscina e con il fucile spara acqua bombardare gli altri bambini , sparare a zero anche alla paura , alla testa pelata, agli aghi endovena, alla faccia pallida della sua mamma,  incubo senza lacrime e senza fine. C’era una determinazione, un coraggio inconscio di essere, in un bimbo così piccolo, che tanti, medici e pazienti, per un istante hanno sorriso, e come questo bambino, hanno sbarrato il passo ai demoni crudeli dell’inquietudine e dell’angoscia , hanno fatto fuoco alla paura stessa. E’ positivo, e aiuta.