mercoledì 4 febbraio 2015

KALLISTE



Ricordo la prima volta che ho visto la sagoma di Bastia da lontano, sul traghetto pieno di turisti vacanzieri con macchina Polaroid, RayBan a specchio e dépliant patinati con spiagge da sogno e villaggi da cartolina, due settimane di ferie e la ferma intenzione di spremere più che si può l’ Isola Bella, la Corsica da godere.
Io avevo vent'anni in meno,pochi soldi, un moroso nuovo nuovo, macchina zero , uno zaino pesantissimo che segava le spalle e tanta, sudata libertà da scoprire, da assaggiare golosamente su tutto e su tutti.
Camminando scarpinando, avevamo trovato un camping a Miomò , un piccolo paese con una enorme chiesa barocca ed angioloni bluette un po' 'naif' che ci ammiccavano complici . Abbiamo preso un cappuccino nell’unico “ Cafè” della piazza, un anziano scavato dal sole beveva un Pastis , guardava il tempo e pensava a due mucche e una capra, la nuda proprietà da lasciare al figlio lontano, sù , al 'Continente'.
Il giorno dopo, tra pullman scassati anni ’50 alla De Gaulle ( i corsi sono un po’ parenti, alla lontana, degli avi genovesi, tutto serve e nulla si spreca), innumerevoli treni e tanta pazienza siamo partiti alla scoperta dell’ isola, come dicevo io, “zippata”, in miniatura , da Capo Corso a Bonifacio ci saranno meno di 200 km.da costa a costa .
Aspettando sui binari con il sole che brucia vedevo le donne di qui , abbruciate, scavate, dure e restie a parlare con me, giovane turista estranea da usi e mentalità ancestrali e millenarie, solo un cenno del capo e sparivano via , inghiottite dalla pietra , dalla dura fatica a vivere.
Tra paesi e villaggi , soprattutto nell’entroterra corso , alloggiando tra piccole locande e case di agricoltori che ci ospitavano , scoprivo la rude dolcezza della gente del posto : i vecchi giocavano a petànque nella piazza alberata , i bambini scorrazzavano ovunque , con i piedini nudi e coperti di poco per la calura d’estate, controllati a vista da zie e nonne alla porta di casa , aperta e senza chiavi , tanto si conoscevano tutti e si aiutavano l’un l’altro come si poteva, senza parole .
Io parlavo il francese , ma ho capito che i corsi vedevano la Francia , il suo potere, le sue leggi , l’economia estranea e schiacciante, soffocante per la Corsica , non come una mamma , piuttosto una matrigna, indifferente alle tradizioni antiche di questa gente. Si sentivano legati da una patria immobile,contraria a qualsiasi novità,anche minima, di innovazione e l’unica rivalsa , l’ultima rivincita era parlare corso , un dialetto 'di mezzo', tra toscana e liguria .
Si parlava dappertutto, ovvio, non per le incombenze ufficiali, ma per le strade, i negozi, a casa si scambiavano due parole in corso. Si cantava anche , in corso, nenie struggenti e canzoni di guerra e di anarchia , la sera al bar in piazza, mescolati insieme, uniti, con il vino che scorreva , solidali, 'Semper Fidelis', l'antico motto della Legione Straniera, da secoli arroccata nella 'Cittadella' , la parte antica di Calvi, città bella e guerriera, tra mare e terra.
Siamo diventati amici di questa gente ispida e gentile , abbiamo goduto di tanti attimi intensi, coinvolgenti, siamo andati più e più volte nella luce intensa, al mattino, a gioire di Calenzana , di Corte ,cuore della Corsica, di Belgodere e i suoi gatti corsi o di Sartene e le statue irreali di pietra dei 'Calanques' . Certo gli acciacchi , reali e spirituali ,c’erano ma si andava lo stesso, ripagati dal profumo intenso del mirto , di una terra scabra , intima.
E’ cambiata , vero , appiattita dai soldi e dal turismo di superficie , ma ripenso ancora con affetto ai due anziani sposi, su, al Colle di S.Giorgio, vicino Ajaccio,non avevano niente da offrire ma ci han dato biscotti fragranti ed un sorriso amico, chissà dove sono, perduti del tempo.
Quest’estate non andremo in Corsica , ci sono due mamme anziane da coccolare , varie ed eventuali che ci costringono a fugaci scappate per rifiatare , però , ahimè ,niente Isola Bella , ma … mai dire mai !
Domenica scorsa lavavo i piatti , uno spuntino veloce e fresco , da estate in città, quando ” Presto, vieni a vedere ,sù ,muoviti!” Ho mollato tutto, forse mio marito – ebbene sì, il “moroso nuovo nuovo” vent’anni dopo – aveva una sincope doppia , s’ era sentito male ! Arrivo e vedo alla tv la tappa del Tour de France, Ajaccio-Calvi “par la cote” .
Sono schizzata via dalla stanza per non piangere , ma di sfuggita ho visto una ritrosa ragazza corsa che, ridendo, mi guardava enigmatica …