lunedì 12 maggio 2014

UNA CASA TRA LE NUVOLE










Anna staccò presto di lavorare quel pomeriggio, era commessa part -time, il diploma di contabile messo lì per bellezza nel mobile bello in cucina,’ sudato’ e inutilizzabile, per ora serviva cappuccini e panini al bar della stazione , uno stipendio da fame, alla lettera, finché durava, l’altra commessa stava per partorire e lei la sostituiva, ma si sapeva che stava per ritornare, fisso, il lavoro non si trova neanche a morire , sfido che sbologna il pupo e ritorna, e lei ‘in bicicletta’, come si dice , a cerchiare a matita le inserzioni sul giornale , tempo sprecato, pensava. Doveva trovarsi con Giovanni, per lei Gigio, come Topo Gigio, lungo lungo magro magro, orecchie a sventola, appunto, e buono come il pane, anche troppo, incontrato in biblioteca tra  compagni di scuola, visto e preso, era laureato in Legge ed aveva trovato uno straccio di lavoro in un ufficio legale, sgobbate tante ,pochi soldi e niente certezza di stabilità e sicurezza. Immaginava di andare via, negli ‘States’, densi di possibilità a chi ha olio di gomito, impegno e un po’ di fantasia, ma rimaneva qui, in Italia , affossata  da pastoie burocratiche e  raccomandazioni sottobanco. E quindi lavorava mattina , pomeriggio e qualche volta alla sera, a compilare 730 e CUD per i pensionati all’oratorio , ‘a gratis’ perché ci credeva, o forse  perché era ancora ‘duro e puro’ e tanto, tanto giovane… I  ragazzi si volevano bene, sognavano sogni comuni, invecchiare insieme con tanti amici, la striminzita pausa pranzo sembrava un’eternità di coccole per Anna, che stretta al suo braccio disegnava con le dita una casetta davanti al cielo, un minuscolo nido protetto dalle temperie dell’ esistenza. Gigio la guardava adorante e si sentiva al settimo cielo, come fossero  in una favola bella , ‘e vissero per sempre felici e contenti’, nonostante le loro vite precarie.  Avevano bisogno di una casa, non due ore nell’ultima fila di un cinema, non erano abbastanza i sospiri nell’oscurità di un film anonimo, la scomodità del sedile posteriore di una Golf scassata, fantasticavano ‘due locali uso cucina’, una mansardina  per raccontarsi all’infinito  il loro  amore. Avevano visto una casa, vecchiotta e da mettere a posto,  Anna e Gigio vedevano i muri spogli e pensavano già quali mobili metterci , i libri d’università e le ricette di cucina, il divano con i puff colorati , un cuscino  per Micio, il gattone di Anna  e soprattutto il letto , non una panchina nel parco , un letto ‘vero’, da baciarsi,  finalmente, in santa pace ! L’impiegato dell’agenzia immobiliare aveva sparato una cifra  per loro astronomica, ‘ Ma siamo a Milano, è una zona periferica ma arriverà  l’Expò, di sicuro questo ‘anziano’ immobile si rivaluta al mille per cento, un affare, veramente!’ .E loro pensavano al futuro, ai vestiti riciclati di seconda mano al  mercatino , una stiratina onorevole e via, mettere da parte tot euro per la spesa al discount, aspettare alla cassa salutando l’impiegato del piano di sopra o l’anziano con il carrellino in mano e il borsellino con i soldi contati,  l’Expò diventava una favola amara sbandierata a mò di fanfara a tanta gente che  faceva fatica non a vivere , a sopravvivere. Gigio e Anna avevano parlato con i loro genitori, ma vivevano di pensione, li avrebbero aiutati , ma ci voleva un mutuo trentennale in banca, trent’anni di patemi per la casa tra le nuvole, così avevano preso l’appuntamento con il funzionario di una Finanziaria per ‘accendere’ il mutuo, trenta candeline di difficoltà e incognite nei trenta compleanni che farebbero venuti.. Tenendosi per mano entrarono nell’ufficio Prestiti e Mutui , il funzionario, barbetta grigia ed occhiali  tondi da ragioniere, guardò con attenzione gli stipendi dei due ragazzi, valutò rischi e prospettive future, e disse loro che erano ‘inaffidabili’ per aprire il mutuo, c’erano troppe incertezze lavorative  per pagare con puntualità le rate per tanto tempo. Punto, e arrivederci. E si salutarono con un bacio, di rabbia e delusione,  l’ennesimo bacio rubato sulla solita panchina  sotto casa ,  guardando la casa tra le nuvole allontanarsi via, lontano, e incombere la notte, di spirito e di  pensiero, arrivare all’improvviso in loro e in tutti , tutti noi anime sospese.