venerdì 17 gennaio 2014

IL DONO DEI COLORI









Mario era un bambino come tutti gli altri, né nano né gigante, cicciotto o spilungone, tutti i giorni si stiracchiava, si alzava controvoglia da letto, si tuffava nella tazzona di latte caldo e biscotti, uguale sputato agli altri ragazzini,  giocava, e tanto, andava a scuola sì, ma al rallentatore , studiava ,se si doveva, cioè al minimo, insomma, era un bimbo ‘ copia e incolla’, fotocopiato come fosse un clone nella sua piccola città anonima e pallida dove abitava , però, c’era un però, come una favola surreale, come di contratto. Quando usciva per andare a scuola, salutava la sua mamma , le dava un bacione forte forte e, oibò , per un nanosecondo ‘vedeva’ il volto di lei colorato di grigio, intenso e tetro, sentiva che la sua mamma non era contenta di andare a lavorare, tornare tardi e non vedere quasi mai il suo bambino. Oppure a scuola, la terribile maestra ogni due per tre, accidenti, interrogava, e lui ‘vedeva’ il suo amico di banco color nero paura, logico, non aveva studiato, come lui, del resto, ma la ‘classe’, o qualcosa d’altro, non è acqua….Insomma, piano piano capì che, per lui, i problemi della gente fossero colori, bianco ansia per una donnetta in pena per il figlio lontano da casa, blu elettrico per un ometto arrabbiato con la vita, verde miseria, ovvio, per il disoccupato senza soldi e così via. Alle prime si spaventò alla grande, non ne parlò a nessuno, - sono ‘schizo’- pensava, poi si rese conto che qualcosa o qualcuno, mago, follia, chi lo sa , aveva dato, soltanto a lui, un dono speciale, prendere a cuore i pensieri delle persone, non risolverli ma condividerli, con gentilezza , da bambino che era. Vedeva l’azzurro speranza di un’anziana vecchietta, cercava il suo cagnolino che s’era perso , frugando l’aveva trovato intirizzito e affamato tra le scale di casa , oppure il giallo shocking del signore che, affannato, arrivava con una bolletta da pagare alle Poste, che fosse già chiusa  ? Per un pelo , ‘open’, anche se c’era in cassa una coda, ma una coda chilometrica, sembrava un serpentone piumato !
Passavano gli anni, Mario diventò un ragazzo con quattro peluzzi stitici di barba ed il sorriso buono stampato in volto, andava in giro per il quartiere a fare spesa fino a quando inciampò lungo disteso nell’Amore con la A maiuscola!  Sissignori, vide gli occhi viola cobalto di Anna , minutina , timidissima , per la verità non era proprio Venere in Terra , ma per lui era l’unica e sola nel globo terraqueo  e le altre ragazzine, ma chi le guardava? Insieme, facevano tutto insieme, all’università come al lavoro, li legavano passioni e sentimenti , Mario non pensava più al magico ‘dono’ , contemplava lo sguardo splendente color felicità di Anna e dimenticava tutto. Ma- c’è sempre un ‘ma’ in questa favola, e non è detto che finisca in gloria- dopo un po’ di tempo, Mario notò che gli occhi della ragazza erano mutati, color tristezza, color ‘ c’è un altro uomo’, il bruttissimo colore della sofferenza , color ’non ti amo più’. Poteva rompere il patto , rifiutare l’antico ‘dono’ e combattere per il suo amore, lottare ancora , ma vide il volto di Anna pieno di dolore,  si ricordò che il compito del suo prezioso dono non era risolvere i dubbi, ma condividere la pena ,  sciogliere i legami di fiducia e di rispetto, lasciarla andare, libera. Così fu, e camminò lentamente per le strade come l’ altra gente, color senza sorriso.